venerdì 8 febbraio 2008

13° Giornata: Risultati


Risultati:
Amici Codrongianos - FC SanGiovanni 1-4
Atletico Sennori - Settentrionale Sarda 3-1
Deportivo Turritano - SAMA JCHNUSA 1-0
Edicola S.Maria SS - Amatori Nettuno 3-2
FreeTime SS - Ale Castiglia P.Torres 0-6
Golden Uri - Planet Soccer SS
SS Giavese - Selecao P.Torres 2-1
Riposa: CK Bar Off. Murgia SS
---------
Recupero 11° Giornata
FC SanGiovanni SS - Ale Castiglia 0-0

Classifica:
  1. Ale Castiglia 34
  2. Deportivo Turritano 31
  3. Planet Soccer SS 25*
  4. Edicola SantaMaria SS 24
  5. Atletico Sennori 21
  6. SAMA JCHNUSA 20
  7. FC San Giovanni 18
  8. Selecao Porto Torres 17
  9. AS Free Time SS 15
  10. Amatori Nettuno 12
  11. CK Bar Off. Murgia SS 11
  12. Settentrionale Sarda 8
  13. S.S. Giavese 7
  14. Amici Codrongianos 5
  15. Golden Uri 4*

*Una partita in meno

giovedì 7 febbraio 2008

CHAMPIONS: PARI NEL BIG MATCH

Ritorna la Champions League dopo due settimane di sosta. Allo Square Garden di Caniga si sono affrontate le due leader dell'ambito europeo: i Tigrotti orfani del faro NonnuELogu (stavolta a Bruxelles) contro i mai domi Decantados, capitanati dal sempre presente Vissani. Partita dai due volti: ambedue con gli uomini contati, il match iniziava al piccolo trotto e sembrava avviato verso 90 minuti di noia. Ma dopo qualche scaramuccia dovuta al leggendario attrito fra i due club, la partita si infiammava e gli spettatori presenti hanno potuto assistere ad un pregevole incontro in cui non sono mancati ne lo spettacolo ne i goal. Il 3-3 finale può considerarsi giusto, anche se alla fine accontenta i gialloneri, capaci di mantenere l'imbattibilità anche senza la propria luce in campo, il Capitano. Con questo risultato, i Tigrotti restano in vetta alla classifica con 14 punti, mentre i Deflettori si portano ad 11 punti. Il tanto atteso terzo tempo è stato come al solito organizzato presso la sede di Maccia d'Agliastru, dove il cuoco Vissani ha deliziato gli ospiti con uno squisito primo piatto al sugo di "piubaru", insaporito qua e là con frammenti di granchio. L'attenzione del Mister Grottaferrata è tuttavia rivolta solo al campionato: sabato la SAMA JCHNUSA sarà impegnata al Santiago Maiaroli di Caniga contro quell'Atletico Sennori che la precede in classifica di un solo punto. Da segnalare, il gesto sportivo dell'allenatore del Deportivo Turritano (squadra vincitrice nell'ultimo match della Sama) che nella giornata di lunedì ha chiamato telefonicamente un giocatore rossoblù suo conoscente (PierSilvio il Criminale) per complimentarsi dell'ottima partita giocata sabato nonchè della lezione di calcio impartita dai nostri beniamini. Ciò avvalora la sportività di un club con cui in passato ci sono stati degli astii derivati da match duri: tuttavia, si riconosce al Deportivo il non aver rubato alcunchè, in quanto nel calcio vince chi segna e loro sono stati abili a capitalizzare l'unica occasione avuta (rigore) in tutta la gara. Onore al Deportivo.

mercoledì 6 febbraio 2008

RITRATTO DI UN CAMPIONE: ARROGUDOTTU

ARROGUDOTTU’S RAP


Il mio nome è Lorenzo
vengo da un posto non molto lontano
e comunque se ci penso
neanche tanto fuori mano.
Nacqui un giorno, ero piccino
mio fratello grande e grosso
ero troppo piccolino
e lui mangiava a più non posso.
Io restavo ad ammirare
i suoi calci a quel pallone
stavo ore lì a guardare
era proprio un gran campione.
Diventai un bel bambino
sano forte ed attraente
addirittura un mio vicino
disse che ero intelligente.
All’uscita della scuola
diventavo tutto rosso
perché a decine le ragazze
mi brincavano già addosso.
Ma il mio cuore, si, batteva,
ed eran colpi di cannone,
per mio fratello che correva
sempre appresso a quel pallone.
Sognavo anch’io per il futuro
di diventare un calciatore
mi sembrava meno duro
che fare sempre il muratore.
Pensavo a fama, gloria, onori
stadi pieni senza fine
ed una infinità di amori
vissuti solo con veline.
Divenni un giorno un uomo adulto
con tanti muscoli e un tatuaggio
ero pronto per il gran salto
volevo solo il primo ingaggio.
Me lo offrì un buffo ometto
che mi chiamò sul cellulare
mi disse: “ho fretta, non aspetto
vieni a Canighello, ti devo parlare”.
Mi recai lì di gran carriera
trovai un tizio un pò sgarbato
non era certo la maniera
di accogliere uno appena arrivato
mi disse: “guardi non lo so
chi l’ha chiamata urgentemente
potrebbe essere Uanlò
ma non certo il presidente.”
Afferrai il tizio per la gola
lo sollevai di un metro e mezzo
lo tenni in aria una mezz’ora
e lui mi disse: “lei è un grezzo”.
Arrivò di corsa il buffo ometto
era vestito molto elegante
scarpe di legno e doppio petto
ed uno sguardo assai intrigante
“Metta giù quel poveraccio”
-disse con aria disperata-
“se me lo rompe come faccio
quello è Mister Vallelata.
Mi presento son Uanlò
D.S. della SAMA JCHNUSA
se lui ha sbagliato non lo so
comunque io le chiedo scusa.
Mi hanno detto che lei è bravo,
un calciatore proprio tosto,
e per questo io pensavo
che facesse al caso nostro.
Ci serve, infatti, un giocatore
da piazzare sulla fascia
che va su e giù per ore e ore
e se anche è stanco non si accascia.
Le propongo un bel contratto
le darò più di un milione
sarebbe proprio un gran peccato
farsi sfuggire l’occasione.”
“Non sono i soldi il mio problema”
-dissi a quell’uomo dai modi fini-
“vorrei sapere che c’è per cena
e se ci sono pasticcini.”
“Per cuoco abbiamo un fuoriclasse
che di nome fa Vissani
la birra la compriamo a casse
e non dura all’indomani
non mancan mai neanche i dolcetti
che Compà ama gustare
ne mangia giusto due chiletti
poi si ferma a riposare.”
Fu così che accettai
di giocare con la Sama
non avrei creduto mai
di poter avere tanta fama
sempre attorniato dai fotografi
non posso più neanche pisciare
tutti mi chiedono gli autografi
non faccio altro che firmare.
Delle donne poi non parliamo

ne ho a decine tutt’intorno
facciamo sesso se vogliamo
se no parliamo tutto il giorno.
Ma l’esperienza più eccitante,
in confidenza ve lo dico,
è farmi dare un bacio in fronte
come diceva quel mio amico.
Questa che vi ho raccontato
è soltanto la mia storia
se qualcosa ho tralasciato
è perché non ho memoria.
Se per caso vi è piaciuta
la potrete commentare
se vi sembra una cagata
non vi posso biasimare.
Voglio infine ringraziarvi
per la vostra attenzione
se son riuscito ad annoiarvi
non ne avevo l’intenzione.

lunedì 4 febbraio 2008

LA SFORTUNA DEI BIG MATCH: IL DEPORTIVO VINCE 1-0

Ancora una volta la fortuna volta le spalle alla SAMA JCHNUSA privandola di una meritata vittoria nel big match svoltosi sabato a Porto Torres contro il Deportivo Turritano, secondo in classifica. Come contro l'Ale Castiglia e la Planet Soccer, forse giocando la miglior partita della stagione, i rossoblù sono scesi in campo dimostrando di non aver niente da invidiare alle squadre che meritatamente stanno davanti in classifica, capaci di perdere meno punti nelle partite più abbordabili. Ormai abituato a fare i conti con l'organico dimezzato, il Mister Avellaneda tornava deciso al tridente offensivo, schierando StanLaurel in porta, Vissani libero, Maestro e l'ex PierSilvio in marcatura; barriera di centrocampo affidata al riconfermato Uanlò, con Arrogudottu ad imperversare sulla sinistra ed il Geometraaa a destra; NonnuElogu libero di esprimere tutto il suo Genio ai tre ReMagi: Acch il furetto a sinistra, Frisciò il funambolico a destra, Compà l'immobile al centro. Subito gran ritmo da parte rossoblù nei primi minuti, nonostante il piccolo campo di gioco dei locali: ma la voglia di fare bene era tangibile, con di fronte un Deportivo che metteva in mostra una potenza difensiva già ben nota dallo scorso campionato. Tuttavia, solo molti passaggi da parte locale e poche avanzate oltre la metacampo, a fronte di un pressing della SAMA JCHNUSA che portava nei primi venti minuti a creare due grandissime occasioni da rete mancate da Acch ed Arrogudottu (fuori di un niente) e numerose azioni di pericolo in area avversaria. Fino al 30°: un rilancio dall'area del Deportivo, arrivava al limite dell'area ospite controllato dai difensori rossoblù e destinato a finire sul fondo. Ma sul vano tentativo di raggiungere la sfera attuato dall'esile eroe di turno di casa, Vissani si esibiva nel suo classico colpo di copertura della palla, allargando le braccia e sporgendo in avanti il petto con conseguente contatto con l'avversario che, dall'Occone, si ritrovava in meno di un secondo sulla fascia laterale del Viale delle Vigne. Ennesimo rigore contro che il Deportivo capitalizzava realizzando il preziosissimo 1-0. Nel secondo tempo, unico e costante assalto rossoblù: pochi spazi per le percussioni centrali, molti traversoni e tiri da fuori area, con di fronte un muro di 10 avversari arroccati di fronte al loro portiere. Frisciò e NonnuELogu colpivano due volte i legni, il Mister Girailvento effettuava cambi alla disperata minacciando egli stesso di entrare sul terreno di gioco sostituendo l'inoperoso StanLaurel pur di avere l'uomo in più nella metacampo avversaria. Ma la partita era stregata e segnata, e lui già lo sapeva. Al triplice fischio finale, i complimenti degli avversari e la loro ammissione di aver vinto una partita in cui avrebbero meritato di perdere mitigava appena la delusione degli atleti della SAMA JCHNUSA. Il Mister Canegatto tentava il suicidio salendo sul ponte principale della Tirrenia ancorata al molo industriale con l'intento di lanciarsi nel vuoto: lo salvava il disperato intervento del ds Uanlò che segnalava al personale di bordo la presenza di un clandestino privo di biglietto, con conseguente multa a favore dello stesso. Nella conferenza stampa tenutasi nello sgabuzzino dell'Occone, il Mister Caballero dichiarava:"La colpa, stavolta, non è mia: sono i miei giocatori che hanno voluto che io abbandonassi i miei riti contro il malocchio. Volevo evitare di schierarli durante il primo tempo, tanto quelli non avrebbero mai tirato in porta. Così come volevo giocare senza portiere: inutile fargli prendere freddo, meglio in questi casi mettere uno che corra. Invece temevano, come temono ogni volta che porto la bottiglia di champagne negli spogliatoi e brindiamo subito dopo l'appello dell'arbitro. Ora ho loro dimostrato che solo IO devo decidere, solo IO so quando vincere e quando perdere: IO ho il potere, IO sono il Mister, IO determino la loro carriera, il loro futuro, il loro vivere. D'ora in poi, chiamatemi Deogratias!". La sconfitta, benchè allontani i rossoblù di ben 11 punti dal secondo posto, non limita le proprie ambizioni in questo campionato: con l'ottima lena mostrata in queste ultime sei partite, la SAMA JCHNUSA può ancora dire la sua, contando sul fatto che manchino ancora due giornate alla fine del girone d'andata.
Le Pagelle:
StanLaurel: voto s.v. Sapendolo, avrebbe preso anche lui una giornata di riposo e raggiunto Higuita in quel di Madrid dove il Deportivo è solo quello de La Coruna, ma impensierisce quanto gli omonimi turritani. Annoiato.
Vissani: voto 5,5. La partita è da 7, ma il fallo da rigore pesa come un macigno. Poi ci pensi e fai due calcoli: ma com'è che contro le portotorresi ci pensa sempre lui a far i falli da rigore? Vabbè che è oriundo e fra un pò andrà a viverci, vabbè che è amico di tutti loro, ma è stipendiato dalla SAMA JCHNUSA!! Confuso.
Maestro: voto 7. Compito svolto alla perfezione, l'avversario non impensierisce ma ciò non significa abbassar la guardia. Dimostra grande applicazione e notevole genio, avvantaggiato dal poter studiare bene la squadra dalle retrovie. Regolare.
PierSilvio: voto 7+. Ci teneva a far bella figura contro i suoi ex compagni. La bella figura l'ha fatta, ma hanno festeggiato loro. E lui, che aveva deciso di non esultare nella lontanissima ipotesi di segnatura, si tiene dentro nel contempo urla di gioia e di dispiacere. Contrito.
Uanlò: voto 7. Piazza il muro già al fischio d'inizio dell'arbitro ma passa il tempo a fischiettare dentro la garitta in attesa di quegli Apache portotorresi che mai si presenteranno. Viene sostituito per manifesta inutilità. Superfluo.
Arrogudottu: voto 7+. Lui che con le squadre di concittadini si scioglieva come il burro in un forno a micro onde, mette da parte la nazionalità e da tutto per la squadra del cuore. Va vicino alla rete che avrebbe meritato ed avrebbe urlato a squarciagola dato che come premio erano previsti 3kg di pasticcini. Affamato.
Geometraaa: voto 7. Altro deluso dal match: non tanto per il risultato, non tanto per la classifica bugiarda, non tanto per le occasioni da rete mancate, non tanto per gli innumerevoli cross buttati dentro l'area....è che a 42 anni, correre su e giù per il campo come un pazzo e poi perdere...un pò gira le pa... ecco! Rabbuiato.
NonnuELogu: voto 7+. Si è notato che da quando ha smesso di effettuare viaggi in Oriente a favore di quelli in Occidente, includansi l'oltreatlantico, il suo rendimento è cresciuto in maniera esponenziale ed i suoi tiri si avvicinano sempre di più alla linea di porta. La prossima partenza dovrà esser vagliata dal comitato dei Probiviri. Rinato.
Acch: voto 7+. Messa da parte la bellissima e fornita collezione di infortuni, gioca finalmente una partita dall'inizio. Parte al piccolo trotto per poi darsi al Galoppo e Dressage, senza disdegnare il regale Polo con mazzate verso la porta, in una delle quali procura un infarto all'undici locale. Sgroppante.
Compà: voto 7. Lui ancora si deve abituare a giocare contro i suoi fratellini. E' stato sorpreso ad esultare sul rigore dei locali, salvo poi chiedere scusa e giustificarsi con un candido:"Ischuseddimi, è l'abitùdini". Magone.
Frisciò: voto 7+. Ancora una grande partita, stavolta non accompagnata dal goal. Ma il palo del secondo tempo grida vendetta, soprattutto perchè avrebbe reso vani gli sforzi difensivi locali. Invece, tutto da rifare, senza fortuna. Sortilegio.
PierGiorgio: voto 6,5. La sua giovane età fa valere nel secondo tempo maggiore pressione sulla tre quarti d'attacco. Ma di fronte ad una difesa esperta in un campo da "calcio a 8" neanche lui può fare qualcosa. Schiacciato.
Figlioccio di Vissani: voto 6,5. Lui con le preferenze del padrino ha ben poco da spartire. Per cui entra e comincia a bestemmiare gli scaricatori di porto associandoli a sorsesi, ma adagiati sulle scogliere del nord sardegna. Razzista.
CurreCurre: voto 6,5. Al posto del compare Uanlò, si ritrova a svolgere un tranquillo compito di controllo. Partecipa all'assalto finale godendosi lo spettacolo in prima fila, dalla linea di centrocampo. Premium.
Mister Boccasana: voto 6,5. La sconfitta ha avuto il pregio di ridare alla squadra il mister che tutti conoscevamo. Il futuro lo preoccupa: ma se gli si chiede se sia il prossimo match, lui risponde:"No, penso al campionato 2010/11". Lungimirante.

lunedì 28 gennaio 2008

RITRATTO DI UN CAMPIONE: HIGUITA

Higuita è nato su una nave della Tirrenia nel lontano 1970. Figlio illegittimo di un Capitano di Vascello e di una scialuppa di salvataggio, venne battezzato con il nome di Nomentana. La sua vicenda ha ispirato il film “La leggenda del pianista sull’oceano” e la famosa canzone di Dalla e De Gregori “Ma come fanno i marinai”.
Oggi, dopo essersi rifatto una vita e aver cambiato il proprio nome appunto in Higuita, riveste il ruolo di estremo difensore della SAMA JCHNUSA.
E’ un portiere di notevole esperienza, dotato di grandi capacità acrobatiche e in questa stagione, la terza a difesa della porta rossoblu, sta vivendo forse il miglior momento di forma dell’intera carriera: lo scorso 19 gennaio infatti ha addirittura compiuto una parata!
La vita del bambino Nomentana non fu affatto facile. Figlio del peccato, venne tenuto nascosto a bordo della carretta del mare dalla quale prese il nome, diventando comunque la mascotte dei marinai che erano soliti lanciarlo da un ponte all’altro per farlo divertire. Tutto ciò però poteva avvenire solo di nascosto in quanto suo padre, un uomo tutto d’un pezzo con due baffoni enormi e la pipa sempre accesa all’angolo della bocca, era molto severo e mal tollerava l’idea che quel bambino indesiderato potesse giocare e divertirsi.
Ma Nomentana un giorno si innamorò.
Si innamorò di una palla che divenne la sua compagna di giochi durante le lunghe traversate da Porto Torres a Genova e viceversa. Fino alla notte in cui avvenne l’irreparabile: suo padre lo sorprese sul ponte a giocare. Con voce autoritaria lo chiamo a sé: “Nomentana, vieni qua immediatamente”, -gli intimò minaccioso-. Il bambino smise di giocare, prese la palla tra le mani e, a capo chino, si diresse verso il babbo-orco. “Cosa c’è, babbino?” –chiese intimorito-. “Lo sai che non voglio vederti giocare, devi diventare un uomo tutto d’un pezzo come me” –disse suo babbo- “ora dammi quella palla, te la sequestro e non la vedrai mai più”.
Disperato al solo pensiero di non vedere mai più la sua amata palla, Nomentana prese la prima difficile decisione della sua vita: dopo averla sollevata in aria, la colpì con un calcione, il più forte che potesse dare, e la scagliò lontano, in mare aperto, sacrificandola piuttosto che vederla nelle mani di quell’uomo dispettoso. Questo episodio apparentemente poco significativo segnò irrimediabilmente la già labile psiche del bambino Nomentana. Da allora, infatti, tutte le volte che il nostro eroe si sente minacciato da qualcosa o da qualcuno, è solito prendere la prima palla che gli capita a tiro e scagliarla via, il più lontano possibile.
A metà degli anni ottanta, già adolescente, capitò l’occasione giusta che cambiò la vita di Nomentana. Due scafisti specializzati nel contrabbando di persone, tali Starscky e Acch, proposero al ragazzino una fuga verso le coste del Sud America per la modica cifra di unmilionesettecentocinquantatremila lire; raccattati in fretta e furia gli spiccioli necessari alla fuga, Nomentana salì sul gommone dei suoi salvatori e partì in cerca di fortuna.
Venne abbandonato lungo le coste del Venezuela e da lì, tipete tipete, passo dopo passo, raggiunse a piedi la Colombia dove, si diceva, sarebbe stato facile trovare un lavoro e coltivare la sua mai sopita passione, il calcio. Trovò lavoro in una fabbrica in cui veniva confezionato sale fino (o almeno così gli spiegarono), fino al giorno in cui avvenne il secondo fortunato incontro della sua vita. Conobbe un italiano emigrato un paio di anni prima in sella al suo motorino, un Sì della Piaggio. Era un tipo magro, capelli corti, barbetta curata appena accennata, che girava in Mercedes, vendeva pompe di calore e si spacciava per allenatore di calcio. Incontrò Nomentana e gli disse: ”salve ragazzo, so che sei un grande appassionato di calcio”; “è vero”,- rispose timido Nomentana- “è sempre stato il mio grande amore”. “Bene “- replicò lo sconosciuto- “allora è meglio che ci presentiamo. Io mi chiamo Trombalavecchia, e tu?” “Nomentana, signore. Nomentana, come la nave”.”Già il nome non va bene”- impose Trombalavecchia- “se vuoi diventare un grande calciatore dobbiamo trovare un nome adatto, che la gente possa ricordare facilmente; ecco, ad esempio a me piacerebbe chiamarti HIGUITO”. “Higuito non mi sembra un bel nome”- disse Nomentana- “e poi mi piacerebbe un nome che finisca con la A. Tutti i nomi di navi finiscono con la A: Aurelia, Clodia, Nomentana….”
“Va bene ragazzo”- replicò esausto Trombalavecchia- “allora ti chiamerai HIGUITA e, visto che mi sembri scemo al punto giusto, farò di te un grande portiere”.

Fu così che iniziò la brillante carriera di Higuita, che oggi, indiscusso portiere della SAMA JCHNUSA, può finalmente lasciarsi alle spalle i brutti ricordi dell’infanzia e godersi gli onori e la fama che merita.
Mi è sembrato perciò giusto incontrarlo e fargli raccontare di persona quali siano i suoi pensieri, le sue passioni, i suoi ricordi.
Higuita arriva all’appuntamento fissato per l’intervista con dieci minuti di ritardo, come suo solito. Scende dalla macchina, le mani affondate nelle tasche del giubbotto, la testa incassata fra le spalle per proteggersi dal freddo pungente di Canighello, e si dirige verso di me.
“Buonasera Higuita”, -lo saluto-.
“Ebbèh”- risponde lui senza togliere le mani dalle tasche -.
I: “Allora, possiamo iniziare con le domande. Dall’Italia alla Colombia e viceversa: chi è stato l’artefice del suo ritorno?”
H: ”Il merito è tutto del nostro Direttore Sportivo Uanlò che è venuto fino in Colombia per contattarmi.”
I: “Chi gli ha parlato di lei?”
H: “Guardi questo è un mistero, ma io ho un sospetto. Colui che in Colombia mi scoprì, quel tale Trombalavecchia, più ci penso e più mi sembra straordinariamente somigliante al nostro attuale allenatore, Mister Masticamastica. Potrebbe essere stato lui a mettere Uanlò sulle mie tracce.”
I: “Vuole dire che Mister Guardalatalpa e Trombalavecchia sono la stessa persona? E com’è possibile?”
H: “Del nostro Mister ormai non mi stupisce più niente. Se riesce a vincere le partite con Vissani in campo, potrebbe tranquillamente avere anche il dono dell’ubiquità. Fra le due cose, la prima mi sembra il vero miracolo.”
I: “Parliamo del suo viaggio d’andata in Colombia. E’ vero che lo fece in gommone?”
H: “Si, e non è un bel ricordo. Mi accompagnarono due delinquenti, Starscky e Acch; mi chiesero unmilionesettecentocinquantatremila lire promettendomi che mi avrebbero spedito la fattura, che avrei potuto scaricare l’Iva, avrei potuto detrarre l’intero importo dalla denuncia dei redditi, ma non vidi mai alcun documento fiscale. Due veri farabutti”.
I: “Il viaggio di ritorno è invece stato ben più confortevole.”
H: “Certo, l’organizzazione della SAMA JCHNUSA è ben altra cosa. Uanlò si rivolse ad una agenzia di viaggi molto seria, nella quale lavorava una graziosa fanciulla della quale poi……”
I: “Della quale poi?”
H: “Beh si, insomma, della quale poi…. Non so se posso dirlo, non vorrei mettere in piazza i miei segreti.”
I: “Vuole forse dubitare della mia discrezione e professionalità? Non sono mica un giornalista di Novella 2000!”
H: ”…della quale poi mi innamorai e diventò la mia fidanzata. Glielo dico, tanto so che resterà fra noi.”
I: “Tranquillo, non lo saprà nessuno….E le sue passioni, invece? Che hobby ha l’Higuita uomo?”
H: “Sono un grande appassionato di musica italiana, il mio cantante preferito è Ramazzotti.”
I: “C’è un momento particolare della giornata in cui preferisce ascoltarlo?”
H: “Si, dopo cena…...”
I: “Un’ultima cosa: lei è direttore della testata giornalistica sportiva della SAMA JCHNUSA, chi è stato ad affidarle questo incarico?”
H: “L’idea è stata sempre del nostro impareggiabile Uanlò, e non potrebbe essere diversamente visto che lui di testate se ne intende.”
I: “E come mai è stato scelto proprio lei?”
H: “Mi disse che aveva bisogno di una persona seria, di uno che, insomma, fosse sano di mente, cosa non facile fra i componenti della Sama; così scelse me che, del resto, non ho mai dato segni di pazzia”
I: “Già, proprio vero, lei è certamente una persona perbene. Grazie per l’intervista, signor Higuita, e arrivederci.”

Così ci salutiamo e Higuita, sempre con le mani affondate nelle tasche del giubbotto e la testa incassata nelle spalle per proteggersi dal freddo, si dirige verso la sua macchina. Non posso fare a meno di pensare a quest’uomo così serio e garbato, l’esatto contrario di come me lo avevano descritto: si diceva che fosse un pò pazzo, che addirittura la sua testa ospitasse un vermiciattolo che era solito nutrirsi dei neuroni del suo cervello, invece niente di tutto ciò. Proprio una persona come si deve.
Sollevo lo sguardo, e lo vedo camminare con un’andatura irregolare; “Higuita” - lo chiamo – “ma lei zoppica. Che le è successo, si è fatto male in allenamento?”
“No, è che non riesco proprio ad abituarmi a queste scarpe nuove” risponde lui gentilmente, sollevando i pantaloni e mostrandomi i piedi.
Rimango sbalordito nel vedere che indossa un paio di scarpe da donna con vertiginoso tacco di dodici centimetri!
Lo sapevo che un portiere, per giunta della SAMA JCHNUSA, non poteva essere del tutto normale……